Carlo è uscito da solo

5 marzo 2020.
Carlo è uscito da solo.
Questa mattina mi sono svegliato presto e non c’era. Ho provato a cercarlo nelle stanze di casa, ho guardato l’alba fuori dalla finestra. La strada era deserta.

Carlo è cresciuto poco alla volta, prima nella mia testa, poi sulle pagine. È diventato grande, è un uomo ormai, e io sono orgoglioso di lui.
Ora è di chi vorrà incontrarlo, di chi lo sceglierà e leggerà la sua storia.

“C’è qualcosa nell’aria, a volte il cambiamento è nel vento, lo senti e non lo puoi fermare.”

#carloèuscitodasolo

foto di Feltrinelli Babitonga Milano via Pasubio (grazie a Giovanni Magatti)

Feltrinelli Pasubio 5marzo 2020

Carlo è uscito da solo

E così, finalmente, eccoci qui.
Vi presento Carlo, anche se ora è fuori e non so se ha intenzione di tornare a casa.
L’ultima volta che l’ho visto, gli ho detto di prendersi tutto il tempo che voleva, di andare lontano, di conoscere il mondo e di farsi conoscere.
“Carlo è uscito da solo” e non vedo l’ora che arrivi anche da voi.

Il 5 marzo 2020

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#letartarughetornanosempre sempre attuale.

#letartarughetornanosempre sempre attuale.
Alla terza edizione nell’Universale Economica Feltrinelli.

Un ragazzo gli consegna un volantino con delle croci e delle scritte nere e verdi che recitano: “Padroni a casa nostra. Rimandiamoli a casa loro”.
Salvatore si ferma, restituisce al ragazzo, che non ha più di vent’anni, il volantino, e dice: “Grazie,” indicando la piazza, i palazzi, i sampietrini.
“Per cosa?”
Altri ragazzi, che indossano pettorine con la stessa frase del volantino riportata a caratteri cubitali, li attorniano per ascoltare cos’ha da dire Salvatore.
“Per avermi ricordato cosa è giusto e cosa sbagliato.”
“Sei un provocatore?” gli chiede minacciosa una ragazza, con la borsa e la felpa marchiati da un enorme logo pubblicitario.
“No,” risponde Salvatore con un sorriso.
“Sei un comunista?” gli domanda il ragazzo che gli ha dato il volantino.
“No.” Salvatore ride.
“Da dove vieni?”
“Da un’isola. Dove non esistono i vostri schemi, dove ci sono confini di mare e di orizzonte.”
“Come sono le spiagge?” chiede un ragazzo più basso degli altri, con gli occhiali e la faccia tonda.
“Bellissime. Dovreste venirci, il mare è di tutti i colori del blu.”
“Perché sei qui?” La ragazza lo fissa con aria di sfida, non vuole cambiare discorso.
“A casa vostra?”
“Sì, a casa nostra,” rispondono in coro tre o quattro.
“Non lo so più nemmeno io.”
“Sei venuto a rubarci il lavoro,” prova a indovinare il ragazzo del volantino per mettersi in mostra davanti alla ragazza firmata, che infatti lo guarda compiaciuta dalla sua arguzia.
“Ho fatto l’imbianchino, ma ho lasciato il posto, perciò è vostro se lo volete. In nero, senza contributi e senza diritti.”
“Io l’imbianchino non lo faccio,” dice uno di loro.
“Almeno non è un clandestino,” dice un altro.
“A me piacerebbe andare in vacanza nella sua isola,” dice il ragazzo con gli occhiali. “Mi farebbe bene per l’asma.”
“Così potresti darci una mano,” suggerisce Salvatore.
“A fare cosa?”
“Ad accogliere chi arriva.”
“Chi?”
“I migranti.”
Una protesta cacofonica di frasi sentite alla televisione e lette su quotidiani di partito investe Salvatore, che alza le mani e dice: “Va bene, mi arrendo. Me ne vado, torno a casa”.

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“A ceux qui ne capitulent pas et continuent à chercher”

Oggi è il 7 marzo e oggi esce nei paesi in lingua francese “Les tortues reviennent toujours”.
Qualche giorno fa il corriere mi ha portato le prime copie e finalmente sono tornato a sentire, a percepire ciò che da tanto tempo mi ha mosso e mi ha portato a scrivere e raccontare.
Un’emozione nascosta, profonda, capace per brevi attimi di rendermi completo.
A volte per difendersi dalla sofferenza si prova a non pensare, ad annullare ogni possibile fonte di dolore. È una forma di autodifesa, un annullamento che permette di galleggiare senza peso.
Andate Salvatore e Giulia e portatemi con voi, con l’affetto che ricevete dai lettori, nel vostro nuovo viaggio. Sarò lì, nell’ombra a osservarvi con orgoglio, mentre un’altra storia è quasi pronta e altri personaggi diventeranno amici, fratelli, compagni.
Ripenso agli incontri, alle migliaia di persone che ho incontrato, alla fortuna della condivisione, nel non sentirsi soli anche se soli lo siamo sempre.
La vita può portare lontano, spostare gli obiettivi, ma sono qui, e non mi arrendo, continuo a cercare.

“A ceux qui ne capitulent pas
et continuent à chercher”

PS: il libro è proprio bello, curato con amore dal grande traduttore Jacques Van Schoor e dall’editore L’aube, e si trova anche in Italia.

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Le tartarughe stanno per partire

Le tartarughe stanno per partire e affrontare un nuovo viaggio. Manca poco.
Les Tortues Reviennent Toujours uscirà il 7 marzo in lingua francese.
È la prima volta, la prima traduzione, ed è una bella emozione sapere che ci saranno altri lettori, che Salvatore e Giulia, nati e cresciuti attorno a me e alla mia scrivania, continueranno a vivere e a essere sempre più indipendenti. C’è ancora bisogno di loro.
Non è stato un periodo facile, mi sono dovuto fermare per riprendere fiato dopo una lunga apnea, ma sono pronto a tornare, a raccontare.

Ringrazio Jacques Van Schoor, il suo entusiasmo nella traduzione è stato contagioso, la sua vicinanza costante, la sua determinazione premiata. E grazie a Manon Viard e a sua mamma Marion Hennebert, editrici appassionate: le tartarughe sono in buone mani.

Questa è la copertina, spero vi piaccia.

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Auguri Tartarughe

Due giorni fa “Le tartarughe tornano sempre” ha compiuto tre anni.
E io sono ancora in giro a parlarne, a rispondere alle domande dei lettori.
Venerdì sarò in Friuli, il sabato successivo a Milano.
È bello continuare, perché dicono sia raro che un libro a distanza di anni sia presente e vivo in libreria.
Ed è bello continuare, perché qualcuno aspetta la mia nuova storia e mentre aspetta mi scrive per incoraggiarmi, per ricordarmi che c’è stato l’anniversario dell’uscita.
E allora: Tanti auguri tartarughe.

Giulia e Salvatore ora ne sono sicuri.
L’isola è di chi rimane e di chi arriva.
Non di chi se ne va.
Non di chi dimentica.29103968_1927855807528426_1185601300876754944_n.jpg

“Le tartarughe tornano sempre” continua il suo viaggio

A oltre due anni e mezzo dall’uscita “Le tartarughe tornano sempre” continua il suo viaggio senza sosta.
Le richieste dalle scuole per presentare il romanzo arrivano da tutta Italia, se non riesco ad andare di persona si organizzano videoconferenze.
Una decina di giorni fa sono stato in un liceo di Cantù e ho ritrovato intatto l’amore e la vicinanza verso i protagonisti della storia. Mi sorprende sempre quanto Salvatore e Giulia siano capaci di entrare nella vita di molte persone e di restarci.
Sono diventati grandi, e finalmente sono pronti a viaggiare in luoghi più lontani, a parlare anche un’altra lingua. (presto ci saranno novità)
Mi sento come un padre orgoglioso che osserva il figlio crescere.

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